L’arte di fare domande per stimolare l’innovazione

Le vacanze sono finite e forse vi sarà capitato di avere come vicino di ombrellone magari una coppia giovane con dei bambini piccoli. Avrete forse notato che i bambini che cominciano a scoprire il mondo fanno domande di continuo!

Questo ci ha fatto riflettere. Lavorando con le aziende e con manager di diversi livelli, c’è un tema che spesso emerge: l’arte di fare domande.

Perché da bambini si fanno milioni di domande e questa abitudine viene meno da adulti? Forse perché durante il periodo scolastico si è ricompensati per l’apprendimento, per la risposta giusta e non per la domanda posta; in ambiente lavorativo si ha quasi timore di chiedere per paura di non essere considerati all’altezza. 

Cosa succederebbe se ci concentrassimo meno sul raccontare e di più sul porre le giuste domande?

L’arte di fare domande si basa sui 6 pilastri: Chi, Cosa, Quando, Come, Dove, Perché.

L’attività di intelligence permette di porre queste domande sul passato, presente e futuro.

Di seguito alcuni “modi” di farsi domande per comprendere meglio le situazioni che ci circondano e capire che direzione prendere.

L’innovazione è disciplina

In molte aziende l’innovazione è considerata essere qualcosa di assolutamente aleatorio e incontrollabile. Si crede che l’idea brillante possa venire in qualsiasi momento, a qualsiasi persona e in qualsiasi luogo.

In realtà non è proprio così. Se intendiamo l’innovazione come la “trasformazione di un'opportunità in qualcosa che genera nuovo valore” è facile intuire come alcuni paradigmi possano cambiare. Di seguito, alcuni spunti che aiutano a ragionare in questa direzione.

L’innovazione passa dalle persone e si rafforza nel team, lo diceva anche Steve Jobs!

Jobs non ha mai fatto nulla per nascondere la sua indole autocratica. Nonostante questo, si è sempre dato da fare per introdurre in Apple la cultura della collaborazione. Essendo convinto che il punto di forza di Apple consistesse nell’integrazione di ogni elemento, dal design all’hardware al software al contenuto, Jobs decise che tutti i reparti dell’azienda dovevano lavorare insieme. Lo slogan era: “profonda collaborazione e progettazione simultanea”.

Venne quindi creato il team Mac, composto da persone di diverse funzioni aziendali e di diversa indole, con il tentativo di costituire un’intera squadra su uno standard di prima categoria. Gli scettici dicevano che non avrebbe retto perchè le persone non sarebbero riuscite a lavorare fianco a fianco. Erano tutti giocatori di prima categoria e Jobs sapeva che ai giocatori di prima categoria piaceva relazionarsi con i giocatori del proprio livello!

L’Open Innovation funziona!

Henry Chesbrough, inventore e promotore dell’Open Innovation ha verificato il suo medello analizzando 125 grandi aziende americane che hanno investito su questo approccio.

Il padre dell’Open Innovation Henry Chesbrough dell’Università della California Berkeley e Sabine Brunswicker dell’istituto Fraunhofer hanno recentemente realizzato un interessante report intitolato “Managing Open Innovation in Large Firms", lo studio affronta la questione dell’efficacia dell’Open Innovation all’interno delle grandi aziende. Lo studio ha raccolto le interviste a 125 grandi imprese europee e statunitensi, con fatturato di almeno 250 milioni di dollari e oltre 1.000 dipendenti.

La conclusione del report è che l’Open Innovation (O.I.) funziona davvero, e questo giustifica il crescente livello di interesse ed investimenti in questo nuovo paradigma dell’innovazione.

Di seguito i principali aspetti emersi.

La capacità di un'azienda di essere sistematicamente innovativa

Come si può dire che un’azienda è innovativa? Quali sono i parametri che la definiscono tale?

Ce ne sono alcuni, ma in questo articolo ci soffermeremo su uno in particolare: la qualità e la quantità dei progetti innovativi che essa porta avanti.

Ecco alcune domande critiche che tutte le aziende con cui collaboriamo si sono poste almeno una volta:

  • come sono stati selezionati i progetti?
  • quali e quante idee di prodotto sono state esaminate?
  • quanto le idee di prodotto sono state influenzate dalla conoscenza delle dinamiche dell’evoluzione tecnologica del settore?

Come si capisce, queste sono domande relative alla parte iniziale del processo di innovazione.

La figura seguente mostra, come ancora in molte aziende, questa prima parte del processo (front-end innovation) sia eccessivamente “nebulosa”, non gestita esplicitamente e sistematicamente; questo perché, di norma, il focus è ancora troppo sui singoli progetti di sviluppo prodotto (la così detta back-end innovation).           

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La chiave per un’innovazione di successo? Pensa al contesto

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Recentemente, riflettendo sulla parola contesto riferita al processo d’innovazione, ho realizzato che, il più delle volte, il pensiero si focalizza automaticamente su come favorire le condizioni di entusiasmo e supporto che, all’interno dell’azienda, creano un substrato fertile perché l’innovazione si esprima al meglio.

Meno frequentemente, la parola contesto ci induce a riflettere sulle condizioni, esterne all’azienda, che accoglieranno i risultati degli sforzi d’innovazione, determinandone il successo – o l’insuccesso – sul mercato.

Il Contesto, interno o esterno che sia, è una delle quattro C dell’innovazione: Competenze, Collaborazione e Cultura.

Il contesto ci permette di inquadrare i macro fenomeni, che si traducono in leve di creatività, per progettare nuovi prodotti e tecnologie al passo con i cambiamenti, così come ci stimola a intravvedere le traiettorie d’innovazione possibili per l’azienda.

La cultura dell’innovazione nel 2017: in atto un restyling?

Secondo alcune previsioni,pubblicate in rete, di un manager che si occupa di innovazione e strategia in una grande azienda multinazionale dell’informatica, le aziende rivedranno la propria cultura imprenditoriale in merito all’innovazione,  focalizzandosi più a elaborare nuove soluzioni e meno alla crescita di mercato. 

La Cultura è una delle 4 C dell’Innovazione insieme a Contesto, Competenze e Collaborazione.

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Innovare significa creare nuovi prodotti, nuovi processi, nuovi metodi ma anche distruggere le pratiche consolidate. Abbandonare il consueto, la routine. Magari mettere da parte anche la tradizione. Come afferma Alejandro Jodorowski (letterato, drammaturgo e regista cileno), la nostra eredità, il patrimonio di ricchezza e di sapere che abbiamo accumulato sono un tesoro, la base sulla quale costruiamo il nostro destino. Sono però anche un fardello, una trappola che ci impedisce di andare avanti e di evolverci. Se per l’individuo ciò si traduce nella difficoltà o impossibilità a realizzare aspirazioni, sogni, insomma la propria vera natura, per un’azienda questo può essere deleterio.

La programmazione dell'autunno!

Per fornire alle aziende metodologie e spunti utili a definire una strategia vincente e per gestire in modo efficiente ed efficace il processo d'innovazione, vi proponiamo una serie di workshop per il prossimo autunno.

I contenuti dei workshop rientrano in due macro-aree tra loro complementari:

-           Gestione operativa, strategica e culturale del processo di innovazione

-           Analisi di mercato e strategia competitiva

Esprimi il tuo interesse cliccando qui... li pianificheremo insieme!

La via italiana all’Open Innovation

Risorse umane, corporate venturing e centri di eccellenza. Alcune strategie utili

Come ha detto il Commissario europeo per la ricerca, Carlo Moedas: “Una strategia di open innovation necessita il coinvolgimento di ricercatori, imprenditori, utenti, settore pubblico e società civile. (…) ciò vuol dire creare i giusti ecosistemi dell’innovazione, accompagnare sempre più imprese verso l’economia della conoscenza”.

L’ecosistema innovazione può essere davvero il motore per lo sviluppo economico. Perché ciò avvenga ci vogliono buona ricerca, approccio industriale alla finanza e coraggio imprenditoriale.

LAPIS & NOTES APPUNTI PER L’INNOVAZIONE

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Per l'appuntamento con Lapis&Notes questo mese vi suggeriamo: "Great by choice" un libro di Jim Collins e Morten Hansen.

Sebbene sia uscito nel 2011, si dimostra veramente attuale nel periodo di incertezza e caos che sta caratterizzando questo 2020.

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Cercheremo di essere fonte d’ispirazione, consigliando qualche lettura interessante sul binomio Strategie e Innovazione che ci accompagna ormai da 25 anni.

Preparate un lapis e un block notes, pronti ad annotarvi le idee, i pensieri, gli approfondimenti che speriamo di far scaturire leggendo i nostri articoli!

La rubrica mensile sarà curata da Riccardo Zini, laureando alla LIUC che, da oggi, ufficialmente entra a far parte della nostra squadra per un' esperienza formativa.

Dare voce alle idee e agli spunti delle giovani leve è un modo per noi tutti di ripensare al nostro modo di agire quotidiano.

Ecco il primo contributo. Buona lettura!

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Secondo appuntamento di Lapis&Notes, la rubrica mensile che vuole essere fonte di ispirazione consigliando qualche lettura interessante sul binomio Strategie e Innovazione che ci accompagna ormai da 25 anni.

Oggi Riccardo Zini, laureando LIUC curatore della rubrica, ci parla di “Creativity Rules”.

Preparate un lapis e un block notes, pronti ad annotarvi le idee, i pensieri, gli approfondimenti che scaturiranno leggendo l’articolo. Buona lettura!

LAPIS & NOTES APPUNTI PER L’INNOVAZIONE

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Per la rubrica LAPIS&NOTES questo mese Riccardo ha scelto il testo di Steve Blank che ci guida attraverso il mondo dell’Entrepreneurship tema che caratterizzerà il mese di luglio di Strategie&Innovazione.

Il 10/07 una StartUp, Silk Biomaterials, ospiterà il Gruppo di Lavoro. Parleremo di cultura dell’innovazione e di inevitabile imprenditorialità 😊

The Four Steps to the Epiphany” di Steve Blank, famoso imprenditore della Silicon Valley e Professore di Entrepreneurship presso l’Università di Stanford, risulta il precursore del celebre movimento “Lean Startups”. L’opera nasce dall’osservazione del fatto che solo un nuovo prodotto su dieci, lanciato sul mercato si traduce in un business profittevole. Viene quindi spontaneo interrogarsi su quali siano le corrette dinamiche da seguire per poter evitare di far parte del 90% che fallisce.

Questo libro si concentra sulle startup, sottolineando come uno dei principali errori sia pensare che le startup siano piccole versioni di grosse aziende e che quindi debbano adottare le stesse strategie di quest’ultime. La tendenza è infatti quella di concentrarsi sullo sviluppo del prodotto, dimenticandosi che, a differenza di una grossa azienda, una startup risulta priva di un mercato consolidato e di clienti affezionati.

A questi ultimi due aspetti dovrebbe essere data priorità, utilizzando la teoria del “customer development process”, concetto centrale del libro, che mira ad analizzare quali siano i bisogni dei clienti prima di qualsiasi altra cosa. Investigare il possibile interesse del pubblico nei confronti del nuovo prodotto in questione, attraverso la creazione di un Minimum Viable Product, risulta quindi fondamentale per ottenere i feedback necessari a validare l’iniziativa o a suggerire possibili miglioramenti. L’analisi del mercato è anch’essa fondamentale in quanto la strategia da seguire dovrebbe tenere conto del tipo di mercato (già esistente, nuovo, nicchia) per essere efficiente.

the four steps

Sebbene il target audience di questo scritto siano le startup, trovo possa essere una metodologia  interessante anche per le grosse aziende. Il mercato contemporaneo obbliga queste ultime ad essere anch’esse agili e improntate all’innovazione in una maniera da renderle nell’approccio ad essa molto più simili alle startup di quanto non si potesse pensare, o comunque le obbliga ad avere familiarità con un mondo con il quale necessariamente, come dimostra il sempre maggior utilizzo dell’open innovation, si dovranno confrontare.

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Per il quarto appuntamento di Lapis & notes ecco un nuovo suggerimento da Riccardo.

Parliamo di Leadership e lo facciamo con David Masumba Innovation trainer con più di dieci anni d'esperienza direttamente dalla California.

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Riprende l'appuntamento mensile con la nostra rubrica Lapis&Notes. 

Imparare dal passato, muoversi verso il futuro, agire con uno scopo nel presente.

Lead from the future di Mark W. Johnson e Josh Suskewicz.

Le aziende europee con un Innovation Outpost in Silicon Valley

scenario

Secondo un report recentemente pubblicato da Mind the Bridge, società attiva nella promozione dell'imprenditorialità e particolarmente impegnata nella creazione di un "ponte" fra la Bay Area e le aziende, sono 44 le aziende europee che hanno un "innovation outpost" nella Silicon Valley, includendo quelle che hanno almeno una persona full-time in loco (non sono considerati insediamenti con funzioni esclusivamente produttive e/o commerciali).